Le vetrine desolanti di Porto Cervo fuori stagione

E’ mai possibile che il Consorzio, dopo tanti anni di nostre insistenze, non possa mandare una guardia giurata oppure un semplice dipendente ogni anno a fine stagione a chiedere gentilmente ai negozianti in fase di chiusura, di lasciare le vetrine con un minimo di allestimento e decoro?

 foto di repertorio

Già da fine settembre troviamo le vetrine tappate con fogli di carta o tela, che immancabilmente dopo qualche tempo si scollano a brandelli, nonché le insegne impacchettate con nastro adesivo, dando più l’idea di chiusura per cessata attività o addirittura per fallimento e quindi un aspetto desolato e spettrale a Porto Cervo, capitale della Costa Smeralda.

 Sarebbe sufficiente far rispettare il Regolamento Condominiale del Villaggio:

“I proprietari o gestori dei negozi sono inoltre obbligati ad attenersi strettamente ai criteri di buon gusto e di decoro nella confezione, addobbo o decorazione delle vetrine e a tenere sempre in perfetto stato di manutenzione i locali.

Al Comitato di Architettura della Costa Smeralda, sono affidate e competono funzioni di sorveglianza, ispezione e di controllo sull’estetica, buona conservazione e decoro di ogni singolo negozio e ufficio dell’intero complesso.”

Le regole del buon decoro non sono a tempo determinato. Ed il Consorzio ed il Comitato di Architettura ed il Condominio, dove sono?

Sono molti i Consorziati che visitano le loro case e Porto Cervo durante l’autunno e l‘inverno, nonché vari turisti che passano di tanto in tanto, per non parlare dei pochi coraggiosi dipendenti ed operatori presenti sul posto tutto l’anno che trovano un ambiente a dir poco, deprimente.

Per cui tenere le vetrine allestite fuori stagione a Porto Cervo, sarebbe indispensabile per non scoraggiare quei pochi visitatori che vengono d’inverno e che si scandalizzano dello stato di abbandono e che sconsigliano altri a non venire nel fuori stagione.

Solo così si commincerà ad allungare la stagione. Ci vuole solo il rispetto delle regole esistenti e l’impegno di chi le deve fare rispettare.

Lorenzo Camillo

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