Scandalo Carature in Costa Smeralda denunciato fin dal 2000

Ponendo la questione dello scandaloso metodo di calcolo delle carature del Consorzio Costa Smeralda e dunque del calcolo delle quote a carico dei consorziati, non abbiamo scoperta l’acqua calda ma semplicemente riproposto un grave problema troppo a lungo (e non per caso, ma colpevolmente) trascurato dagli amministratori del Consorzio Costa Smeralda.

La questione era già stata sollevata negli ultimi anni dello scorso millennio. Ne abbiamo trovato la cronaca in una vecchia pagina de “La Nuova Sardegna” del 24 luglio 2000.(http://ricerca.gelocal.it/lanuovasardegna/archivio/lanuovasardegna/2000/07/24/SF105.html) a cui vi rimandiamo per la lettura integrale.

Qui ci limitiamo a citare alcuni dei passaggi più significativi, in attesa di approfondire la questione posta allora e che si impone nuovamente oggi.

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SASSARI. La rivolta dei piccoli proprietari nei confronti del Consorzio Costa Smeralda potrebbe trovare un autorevole, seppur involontario, alleato nella corte d’appello di Sassari.

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alcuni consorziati…..Si dicono stanchi di essere salassati dalla “Servizi Consortili Costa Smeralda” che riscuote alcuni tributi per conto del Comune di Arzachena. La vicenda, decisamente ingarbugliata, muove da una presunta discriminazione verso i piccoli proprietari che sarebbero costretti a pagare in base a parametri definiti estremamente gravosi e non suffragati da metodi legittimi e coerenti con lo statuto

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ci si troverebbe di fronte a inique gabelle. Stando a una consulenza tecnica, allegata agli atti, sembra che i coefficienti consortili applicati ai negozi, siano superiori del 30% rispetto ai valori correnti, mentre quelli applicati agli alberghi siano inferiori del 40%; e siano eccezionalmente lontani dalla realtà quelli dei terreni da lottizzare. Sotto accusa, da parte dei ricorrenti, la Ciga Immobiliare Sardegna, proprietaria della quasi totalità dei terreni non ancora lottizzati e di numerosissimi alberghi nel comprensorio del Consorzio. Il dato, a dir poco curioso, che si evince dalla lettura degli atti è che ben altra era la situazione prima che il Consorzio sollecitasse una perizia alla società statunitense American Appraisal.

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ma anche la modificata realtà dei fatti: diversi servizi essenziali sono diventati pubblici e dunque vengono utilizzati anche da non consorziati.

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All’interno di questa matassa si inserisce la sentenza della corte d’appello di Sassari, che indica il Consorzio come una mera associazione di fatto. Una opinione che va a integrare le conseguenze scaturite dalla decisione del Comune di Arzachena che nel 1997 aveva dichiarato di pubblica utilità le urbanizzazioni primarie (strade, fogne, rete idrica), per la cui realizzazione lo stesso Consorzio era nato. Con la pubblicizzazione di queste opere, il Costa Smeralda avrebbe visto concludere la propria finalità originaria. E la successiva convenzione con il Comune di Arzachena, per la riscossione dei tributi, andrebbe al di là degli obblighi statutari e quindi potrebbe liberare i consorziati da alcune imposizioni che appaiono francamente esagerate.Per esempio, quella di pagare l’acqua fornita dall’Esaf a un prezzo doppio di quello che viene sborsato all’ente regionale e dunque con una tariffa di molto superiore a quella che grava su qualunque altro cittadino che abiti o dimori nel territorio arzachenese.

 

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