Natura giuridica del Consorzio e Obbligo di farne parte

Avv. Daniela E. M. Nardozza

Il Consorzio può essere chiamato in causa direttamente e la partecipazione non è né automatica né obbligatoria. Lo stabiliscono due importanti sentenze della Cassazione.

Riteniamo di fare cosa utile e gradita pubblicando la relazione da noi sollecitata all’Avv. Daniela E. M. Nardozza di Bologna, per illustrare due recenti pronunce della Cassazione Civile relative alla natura giuridica del consorzio e all’obbligo di farne parte.

In primis, la sentenza della Corte di Cassazione Civile n. 22206/2013, pubblicata il 27 settembre 2013 e relativa alla causa avviata da alcuni condomini/consorziati (anche col mio patrocinio legale in primo grado) e poi proseguita solo da alcuni di loro, in ordine alla declaratoria di inesistenza del Consorzio Costa Smeralda per nullità della proroga e di norme statutarie;

la Suprema Corte ha confermato la legittimazione passiva del consorzio, da cui discende la necessità di riavviare la causa citando direttamente il Consorzio.

La seconda sentenza n. 22641/2013, stabilisce che in tema di consorzi volontari costituiti tra proprietari di immobili per la gestione di parti e servizi comuni, ha espressamente affermato che “… la partecipazione o l’adesione ad esso da parte dell’acquirente di un immobile compreso nel consorzio deve risultare da una valida manifestazione di volontà, giacché altrimenti sarebbe violato il diritto di non associazione garantito dall’art. 18 della Costituzione.. “.

Pertanto, l’adesione tacita al consorzio di urbanizzazione è possibile purché prevista dalla legge, dallo statuto e supportata da fatti concludenti; l’obbligo di versare le quote consortili deriva dalla espressa adesione all’ente o, se consentito dalla legge e dallo statuto, da fatti concludenti quali l’utilizzo delle parti comuni gestite, il versamento delle quote etc..non discende automaticamente dall’acquisto dell’immobile con annesso Statuto perché la Cassazione n. 22641/13 ha chiarito che non è una obbligazione “propter rem”.

Fatte queste premesse, ne consegue che, la natura ormai pubblica di Porto Cervo, a seguito di dichiarazione di area pubblica da parte del Comune di Arzachena, ha tolto quel carattere di comprensorio consortile le cui parti comuni sono gestite a vantaggio della sola collettività dei consorziati, essendo, ormai, le strade, le piazze, l’illuminazione, le aree ed i servizi in generale a vantaggio della intera collettività pubblica e non dei soli consorziati. Le imposte che il proprietario di immobile deve versare al Comune coprono ampiamente i suddetti servizi (illuminazione, viabilità, pulizia strade, polizia locale ecc. ecc.) quindi la quota consortile è, allo stato attuale assai simile alla illegittima seconda “tassa del lusso” (quest’ultima già dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale). Il Comune di Arzachena dovrebbe, a mio parere, tutelare maggiormente i proprietari di immobili, e contribuenti tenuti (quasi tutti) a pagare l’aliquota per la seconda casa, offrendo con gare di appalto pubbliche la gestione alle società migliori offerenti dei detti servizi a vantaggio dell’intera collettività pubblica.

Nel nostro caso invece alcune deleghe di grande rilievo sono date in esclusiva (a quanto è dato a sapere) al Consorzio che a sua volta le gira alla Servizi Consortili Costa Smeralda Spa, che trasferisce ai consorziati i costi particolarmente onerosi, che a volte portano a innumerevoli ricorsi per decreti ingiuntivi per il pagamento di quote consortili.

Il tutto in assenza di alcuna concorrenza e in presumibile conflitto di interessi considerata la natura di associazione senza scopo di lucro del Consorzio e la ben diversa natura della Servizi Consortili, società di capitali e quindi a scopo di lucro.

L’Avv. Daniela E. M. Nardozza resta a disposizione degli associati APICS per ogni eventuale ulteriore chiarimento. Informazioni presso segreteria APICS.

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