Convegno APICS testi Relazioni Relatoriio Costi

Tenutasi al Hotel Le Ginestre il 28 Luglio, il convegno è stato onorato dalla utilissima presenza del amministratore delegato della Sardinia Resorts Mariano Pasqualone, che ha fornito delle risposte, nonché dal simpatico consorziato Beppe Grillo.

Ecco le relazioni (quella dell’architetto Enzo Satta sarà fornita fra breve):

Lorenzo Camillo:

Buongiorno a tutti,

se siamo qui in tanti a parlare di Consorzio in periodo di vacanza, vuol dire che qualcosa non va!

Ma piuttosto di elencare i tanti problemi e malfunzionamenti che ognuno di noi ha da lamentare, limitiamoci a cercare di capire perché le cose non funzionano e poi cerchiamo di trovare le soluzioni, per far funzionare il nostro amato/odiato Consorzio Costa Smeralda.

Per prima cosa vorrei chiarire Cosa è un “consorzio”?
Vediamo cosa dice il Codice Civile: Art. 2602: Un consorzio è costituito “tra più imprenditori, esercenti una medesima attività economica o attività economiche connesse, i quali hanno per oggetto la disciplina delle attività stesse mediante un’organizzazione comune”. 

Cioé è una associazione con finalità di lucro. E così era inizialmente, quando sette proprietari terrieri si sono messi assieme per uno sviluppo immobiliare-turistico. Niente di male, anzi, è stato proprio per questa organizzazione intelligente, che non è stato possibile per alcun socio fare uno scempio sul suo terreno, perché erano tutti obbligati a seguire il Regolamento Edilizio che si erano dati autonomamente, sotto il rigido controllo del Comitato di Architettura. E’ per questo abbiamo uno sviluppo turistico tra i più belli del mondo.

Da questi sette imprenditori, oltre 50 anni fa, i consorziati sono diventati 3800, ma non si tratta di imprenditori immobiliari, ma di semplici proprietari di una villa o di un appartamento. Ma per di più al momento non si può costruire neanche un metro cubo; la legge Soru non lo consente. Quindi i terreni edificabili di una volta, ora sono diventati inedificabili. 

Allora ci possiamo chiedere ma che serve questo Consorzio? La risposta è che questo Consorzio, come consorzio di scopo di sviluppo e investimento immobiliare, non ha più ragione di esistere.

 La legge infatti prevede che al completamento di una lottizazione, tutte le infrastrutture passino al Comune e che il consorzio, raggiunto il suo scopo, si scioglie. E infatti ci sono varie cause in corso qui in Sardegna, in base a sentenze dei tribunali, per lo scioglimento di consorzi simile al nostro.

Ora dobbiamo chiederci: E il Consorzio Costa Smeralda? Che ci facciamo? E’ chiaro che la sua vita di imprenditoria immobiliare è pressochè conclusa e quindi non ha più ragion di essere, da quel punto di vista. Allora cosa fa? Serve solo ad assicurare lauti emolumenti per gli amministratori e tanti appalti di servizi e lavori pubblici, che dovrebbe essere forniti e realizzati dal Comune.

Già dall’Assemblea Consorzio del 1996 (quasi 20 qanni fa) avevo dichiarato che (parole testuali) “il Consorzio si è ingigantito, diventando una mastodontica e lenta macchina, che produce solo costi, in gran parte inutili ai veri bisogni dei Consorziati.”

Ora la situazione si è aggravata ulteriormente, da lotte personali tra Presidente e Direttore Generale, che paralizza il Consorzio completamente e inoltre, conflitti di interessi e contrasti tra i membri del CdA fanno un gran bel pasticcio, lasciando i piccoli consorziati praticamente ignorati e abbandonati. E con il degrado sempre peggiore e la stagione sempre più corta e le case sempre più sfitte. Suppongo che è proprio per questo che siete qui oggi, sperando in una sana rinascita del Consorzio Costa Smeralda.

Ora ritorniamo alla domanda; Che ci facciamo di questo Consorzio? Ma lo vogliamo proprio sciogliere? Una strada potrebbe essere lo scioglimento forzato da parte del Tribunale. Ma forse sarebbe come buttare un bel bambino assieme all’acqua sporca.

Piuttosto, direi che scioglierlo sarebbe un errore. Andrebbe cambiato, fatto evolvere, al passo dei tempi che sono cambiati.
Io penso che in effetti può ancora servire, cioé se funzionasse veramente, a sopperire ai servizi carenti del Comune, di allungare la stagione, permetterci di godere di più le nostre vacanze, senza doverci arrabbiare ogni giorno, e poi, molto importante, conservare e valorizzare i nostri beni immobiliari in Costa Smeralda.

In effetti, il Consorzio oggi è più un “super-condominio”, che gestisce le parti in comune di tantissimi proprietari e tanti condominii e dovrebbe quindi essere gestito secondo le regole del Condominio: cioé una testa, un voto, senza la prevaricazione e prepotenza di un solo membro.

Così ci sarebbe piena trasparenza con i conti, e le spese a disposizione di tutti, come in tutti i condomini, invece dell’attuale diniego di qualsiasi chiarimento, con i conti vergognosamente tenuti segreti e nascosti. Serve una vera Trasparenza e di conseguenza meno sprechi e quote più contenute, ma allo stesso tempo, con più efficienza nei servizi.

Altro aspetto: il Consorzio Costa Smeralda in passato è stato una grande e potentissima lobby, sia verso il Comune, sia verso la Regione Sardegna e posso testimoniare, una potente lobby verso il Governo Italiano, che è stato molto sensibile verso lo sviluppo della Costa Smeralda, perché la considerava una importantissima realtà dell’economia turistica nazionale.

Ma questo aspetto lobby e la sua grande potenzialità, è stato sempre ignorato dall’attuale Direttore Generale, considerandolo troppo faticoso, di cui il suo solito ritornello quando doveva affrontare un problema, “Non è di nostra competenza”. Invece avrebbe dovuto andare e sollecitare chi di competenza e, se necessario, battere i pugni sul tavolo, dal Sindaco fino al Ministro, come faceva il grande Avvocato Paolo Riccardi, Direttore Generale di una volta.

Un altro grave problema è il conflitto di interesse, perché chi controlla il Consorzio e ne sceglie e comanda a bacchetta i suoi dirigenti e anche il Consiglio di Amministrazione, è l’azionista principale, l’unico rimasto di quei sette imprenditori immobiliari di 50 anni fa, un solo Consorziato, forse che con tre società, che ancora spera di sviluppare immobiliarmente quei terreni che possiede a sud di Cala di Volpe. 

Ma questo singolo consorziato, il “Padrone” della Costa Smeralda, in effetti controlla solo circa il 20% delle quote. Noi “piccoli consorziati” invece siamo attorno l’80%, abbiamo una grande maggioranza. Ma noi non siamo uniti, e purtroppo non potremo mai sperare di prendere il controllo del Consiglio di Amministrazione, anche per via dello Statuto che è stato modificato a piacere proprio per escludere qualsiasi tentativo: per esempio il non fare votare chi è scontento e non paga le quote e la data fissata astutamente per l’assemblea, sempre il 31 Luglio, quando sono tutti in viaggio, ecc. ecc.

Allora quali sono le possibilità? Cosa possiamo fare per migliorare la situazione, per spronare i dirigenti a fare il loro dovere e risolvere i tanti problemi che ci affliggono quotidianamente? Come avere quella trasparenza che ci aspetta, di sapere come vanno spesi i nostri soldi? Come ridurre i tanti sprechi? Come evitare i conflitti di interesse per curare gl’interessi di tutti?

A far funzionare bene il Consorzio e avere 3800 consorziati felici e soddisfatti, sarebbe anche nell’ interesse del “Padrone”, ma inspiegabilmente sembra che non lo capisca.

Ecco l’elenco delle varie opzioni che avrei individuato:

1) Un opzione, la meno auspicabile, è quella di puntare allo scioglimento del Consorzio a mezzo di Tribunale;

2) Si potrebbe fare un’azione capillare tra i piccoli consorziati per raccogliere almeno il 20% di deleghe di aventi diritto al voto (cioé in regola con il pagamento delle quote) per fare un’azione di responsabilità verso gli amministratori attuali; con rilevanti risarcimenti economici.

3) Con 20% di deleghe si potrà convocare un assemblea straordinaria per modificare lo Statuto, eleggere un Consiglio di Amministrazione che rappresenti tutti i consorziati; però all’Assemblea bisognerà contare sulla maggioranza dei voti, altrimenti tutto sarà stato vano.

4) Fare una causa per stabilire l’applicabilità delle regole del Condominio, con “una testa un voto” in Assemblea, per una gestione più democratica.

5) Chiedere agli amministratori del Gruppo Qatar, che sarà il nuovo azionista di riferimento, che quando ci metteranno mano, di farci avere una significativa rappresentanza dei Piccoli Consorziati in Consiglio di Amministrazione, per una maggior rappresentanza, trasparenza e democrazia nella gestione del Consorzio.
Grazie.

Mario Costi:

INTERVENTO PER LA RINASCITA.

A mio parere, per l’esperienza e la testimonianza degli oltre 1000 consorziati che amministriamo, La RINASCITA dovrebbe partire da tanti punti, ma fra questi i più importanti sono: L’IMMAGINE e LA CULTURA.

Questi aspetti sono stati da me spesso evidenziati nelle varie assemblee del Consorzio.

Innanzi  tutto abbiamo sempre proposto una gestione illuminata, sinergica e democratica, attraverso l’adeguata rappresentatività dei consorziati in tutti i suoi organi dal consiglio di amministrazione, della Servizi Consortili e del Comitato di Architettura. Abbiamo nomi di grande competenza, capacità e autorevolezza che hanno dato la loro disponibilità. La nostra proposta è di consolidare e creare un’unica cabina di regia e di governo, cessare di essere un’organizzazione commerciale e dunque soggetto che fiscalmente ci costa il 22% d’iva anche sulle quote consortili.

In un momento così difficile, anche di grave crisi economica, l’impegno per la valorizzazione di un luogo così importante, deve essere un segnale forte e positivo indice di sensibilità e lungimiranza.

La Costa Smeralda si è sempre distinta per la cura, la pulizia, il verde, tutto meticolosamente ordinato, pulito.

Purtroppo ormai da diversi anni c’è stato un netto peggioramento e oggi, numerose sono le proteste dei residenti riguardanti questo aspetto. Le responsabilità sono certamente del Comune e del Consorzio, ma anche di chi abita e frequenta la costa.

Ritengo inutile e non costruttivo procedere con numerose richieste, ma gradualmente con una pianificazione di alcuni progetti da realizzare nell’arco di due anni.

1) Tutti i comprensori dovranno essere monitorati. La battaglia per la Costa Smeralda più civile e più pulita potrebbe essere avviata, oltre che con dei comitati per comprensorio, più volte richiesti, promessi e mai realizzati, anche attraverso gli smart phone. Bisognerebbe attivare un’App per migliorare il servizio che potrebbe dare ottimi risultati. Creare un’applicazione gratuita che aiuterà i Consorziati.

L’ App sarà uno strumento per denunciare (segnalare in tempo reale) tutto ciò che non va bene a partire dalla raccolta dei rifiuti e via via tutto ciò che determina disordine, carenza di pulizie, manutenzione  delle strade, abusi, episodi  di una  inciviltà diffusa. Basterà fare uno scatto inserire l’indirizzo e inviarlo al consorzio che tempestivamente dovrà intervenire.

Con nostalgia ricordo, che molti anni fa, alla nostra telefonata di denuncia, faceva seguito un immediato intervento per eliminare il problema in tempi brevissimi. Oggi questo si può fare in tempo reale, con una piccola spesa. Bastano due operai con un furgoncino attrezzato, per due tre mesi l’anno. Un piccolo impegno economico rispetto all’entità delle infinite spese di rappresentanza in bilancio.

2) Dovrebbe essere programmato uno studio in tutta l’area consortile in sinergia con il Comune, per lacostruzione di cassonetti interrati per la raccolta diversa dei rifiuti ed eliminare gli indecorosi, antiestetici e maleodoranti cassonetti colorati seminati dappertutto. Sarebbe un forte esempio di civiltà per tutti.

3) La mancanza di adeguate aree parcheggi, nei mesi di Luglio e Agosto, specialmente nella zona di Porto Cervo. Le auto invadono le cunette, dove si sarebbero dovuti costruire i marciapiedi, che credo fossero obbligatorie per convenzione, con conseguente disordine. Un esempio per tutti via del Galeone invasa dalle auto del personale degli alberghi, oltre che da quella dei  turisti di passaggio. Non dimentichiamo la scarsa lungimiranza degli operatori che hanno edificato il conference centre, credo sia l’unico esempio al mondo senza alcun parcheggio.

4) LA CULTURA. Investire in cultura è sicuramente il modo migliore per assicurare un futuro alla costa e quindi alle nuove generazioni di consorziati. Una programmazione culturale di eccellenza sarà importantissima per coinvolgere un turismo di elite, sempre attento alla qualità delle offerte.

Un teatro funzionante, aperto, vivo, un’arena nella natura, farebbe da catalizzatore per la Costa Smeralda e per l’intera Sardegna. I politici di Arzachena e gli amministratori del Consorzio non hanno compresol’importanza di quest’aspetto. Teatro, Lirica, Danza di eccellenza. I grandi artisti farebbero a gara per esibirsiin questo meraviglioso palcoscenico. I consorziati e non, farebbero a gara per essere presenti in Costa e assistere a spettacoli di buon livello.

Credo che in tutti questi anni sia mancato al consiglio di amministrazione del Consorzio uno stimolo verso questo tipo di Rinascita, si è esclusivamente pensato all’aumento delle volumetrie, all’affare economico, tralasciando quest’aspetto importante che è complementare e avrebbe riportato la Costa ai tempi Migliori.

5) ECONOMIA.  Dovremmo una volta per tutte far fronte comune, anche legalmente, per evitare una doppia tassazione, quota consorzio e tassa comunale IMU che passerà purtroppo al 9/per mille quasi 1 % per far fronte agli stessi  servizi.

Ma la vera rinascita è quella che personalmente ho da sempre immaginato e auspicato e che è stato lo scopo fondamentale della fondazione di quest’associazione l’APICS, assieme ad un gruppo di persone che aveva e ha gli stessi obiettivi, alla quale hanno aderito circa 500 consorziati. TRASFORMARE gradualmente e nel tempo un’organizzazione elefantiaca, creatasi quasi per inerzia, fotocopia di molti nostri enti statali, con una nuova amministrazione semplice e snella che appalti i servizi a delle ditte specializzate esterne, capace di ottenere gli stessi e migliori risultati.

Dobbiamo soprattutto creare un valore aggiunto alla Costa Smeralda: puntando su servizi eccellenti, pulizia,ordine, efficienza, cortesia, ospitalità, spettacolo, cultura.

Un patrimonio che non è soltanto immobiliare, ma che deve essere oltre che turistico ed economico, anche culturale e sociale in modo da creare in quest’angolo di paradiso un mondo migliore, un mondo in cui sia piacevole trascorrere molti giorni dell’anno, con mille ragioni e occasioni per allungare la stagione.

Giancarlo Perini:

Fare sistema – LA RINASCITA DELLA COSTA SMERALDA.

Fra poco l’Arch. Satta ci spiegherà come la Costa Smeralda è rimasta un progetto globale  incompiuto, che ha soltanto bisogno di essere rilanciato per assicurare la Rinascita di questo angolo di paradiso unico al mondo.

A me tocca invece parlare di un progetto politico banale, affatto innovativo ma che per il momento sembra non essere ancora adottato.

Ieri furono S.A. il Principe Karim e i suoi partners a investire in un sogno ambizioso ed a realizzarlo in buona parte con grande visione e coerenza. Oggi abbiamo la fortuna di ospitare nuovi e illuminati investitori in grado di completare quel progetto e di avviarne di nuovi.

E’ un’occasione che i consorziati, i cittadini di Arzachena e Olbia, gli amministratori locali, regionali e nazionali e gli imprenditori, grandi e piccoli non devono, NON POSSONO, lasciarsi fuggire.

I fatti sono sotto gli di tutti. La Costa Smeralda non può essere un ghetto dorato che vive di alcuni alberghi e negozi di lusso per 2 mesi l’anno. Strategici sono i trasporti, soprattutto quello aereo, i servizi medici e ospedalieri di alto livello, i servizi igienici generali,  raccolta rifiuti d’eccellenza, una rete stradale ordinata e sicura, servizi di sorveglianza sicurezza di massimo livello. Fondamentale è una gestione olistica, pubblica e privata, dell’ambiente; una gestione che valorizzi anziché mortificare quel nostro prezioso patrimonio  chiamato ambiente, mare, sole, aria, sabbia, roccia e la gente, la tanta belle gente, che qui vive.

Ebbene la Costa Smeralda non può fare da sola tutto ciò. Non è il suo compito, non ne ha le facoltà politiche e legali.  E’ indispensabile che tutti i soggetti pubblici e privati che hanno a cuore e l’interesse (non è certo un peccato)  si preoccupino e si OCCUPINO del futuro di questo unicum. E’ essenziale formare, assieme a tutti i cittadini, una sola forza sociale-economica-politica, con un unico disegno per una crescita socio-economica e culturale di cui tutti potranno beneficiare.

Non è difficile immaginare lo sviluppo possibile direi quasi inevitabile, che fiorirà dal progetto di eccellenza ospedaliera dell’Olbia-Mater.

Con i suoi 250 posti letti e le sue specializzazioni darà lavoro a un migliaio di persone, che con le loro famiglie e quelle dei pazienti farà aumentare significativamente il numero di occupati molto qualificati. Con loro aumenteranno significativamente le presenze degli accompagnatori provenienti da tutte le sponde del Mediterrano e dalla penisola Arabica.

Essi saranno determineranno una forte crescita dei servizi di trasporto aereo e navale, che si tradurranno non solo in maggiore occupazione ma anche in una forte crescita di servizi e di collegamenti internazionali.

Ma da queste grandi “infrastrutture economiche di carattere privatistico che hanno anche forte valenza politica” quali: Meridiana, Olbia Mater, Costa Smeralda (cui si dovrebbe aggiungere un grande cantiere navale e …..perché no? una Università Internazionale chemi piace chiamare “Dei Quattro Mori”, si deve muovere per promuovere, sviluppare e qualificare un tessuto urbano, imprenditoriale e socio-economico diffuso e variegato, in grado di assicurare servizi e prodotti di qualità in tutte le stagioni.

Saranno questi a creare e far crescere il “mercato” anziché farlo migrare. Se volare da Malpensa a Olbia, costa come andare in Riviera per carburante e pedaggi, o poco più e alberghi o B&B offrono pacchetti calcolati per una stagione lunga almeno cinque mesi, i ristoranti propongono menù a prezzo fisso come a St. Tropez o a Monte-Carlo e i commercianti e noleggiatori praticano prezzi “continentali” quanti saranno i Lombardi, gli Svizzeri (ma non solo loro) a venire in Gallura da Pasqua al giorno di Ognisanti?

Ma torniamo alla Costa Smeralda e alla necessità di uscire dal ghetto.

Si può davvero pensare che  un turista di ogni livello possa spendere 15 giorni in un ghetto o su uno yacht e non voglia un giorno, magari di pioggia, andare alla scoperta di mille altre Sardegne? Per vedere nuovi orizzonti, montagne, rocce, pastori e pascoli, laghi e testimonianze antiche, musei e villaggi?

Si può davvero pensare che il centro di Arzachena, che Baia Sardigna o Cannigione, per citare solo alcune delle perle della corona che ci circonda debbano continuare a vivere isolate anziché essere parti di un unico, felice mosaico le cui tessere possano attrarre i temporanei abitanti delle altre isole. Come non pensare a specializzazioni turistiche, semplicità per le famiglie, divertimento per i giovani, glamour per gli amanti del lusso e del life-style?

San Pantaleo mi sembra un esempio vivente di come si possa dare una vita rinascimentale a un piccolo centro che ha avuto la fortuna, il privilegio di restare se stesso. Vero, ben frequentato, ben curato. Il Phi-Beach è un’altra realtà che attira pubblico da ogni angolo.

Ebbene in conclusione vorrei auspicare e augurare a tutti noi un Consorzio della Costa Smeralda che, aperti i suoi orizzonti e forte di una grande visione, divenisse motore di nuovi progetti sinergici e olistici capaci di portare nuova linfa ai suoi stanchi organi e all’intero territorio di cui è parte integrante e non un’isola, forse felice, ma oggi non in perfetta forma.

 

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